Archive for luglio, 2009

Da un viaggio in Sicilia – Cap. 1

Da oggi comincio a ri-scrivere i capitoli che hanno segnato passo dopo passo questo viaggio in Sicilia. Le fotografie non sono quelle scattate da me e il mio amico. Ma quando possibile le cambierò con le originali foto di questa avventura.

Taormina 18-20 Agosto 1998

Sulle acque calme sembra tutto tranquillo, in realtà decine di pescherecci sono al lavoro e solo un occhio attento riesce a notarli. Così mi sento io! Anche se non me ne rendo conto, la mente continua a vagare, viaggiare, cercare. Anche il cuore, ora cullato dal dolce suono di una chitarra, vaga, viaggia, cerca. L’unica differenza è che la mente non ha una meta, il cuore sì! Ed è unica e, ormai, irraggiungibile!

Da un viaggio in Sicilia – Introduzione

DSC_0489Il sottotitolo del mio blog dice “punti di vista di un italiano in Lituania”, ma in un blog spesso capita anche di parlare di se stessi, magari del proprio passato. Ed è questo che ora ti mostrerò: una parte del mio passato!

Devi sapere che nel 1998 ho intrapreso un viaggio in Sicilia assieme ad un mio carissimo amico e durante quel viaggio ho scritto i pensieri e le emozioni che provavo nel nostro tragitto.

Il viaggio intrapreso era nato come una vacanza, decisa sul tavolo di un campeggio davanti a una birra, praticamente improvvisato, così come ci piaceva fare a quei tempi. Prevedeva un giro di una quindicina di giorni, diventati poi quasi un mese. I posti visitati sono stati tanti, le persone conosciute ancor di più, le emozioni e i sentimenti profondi e violenti. Quella che era iniziato come una semplice vacanza si è trasformata con l’andare dei giorni in un viaggio fatto di introspezione, conoscenza del proprio io e confronto senza alcun segreto fra due amici.

I prossimi nuovi articoli che scriverò sono dedicati a quelle persone con le quali ho un rapporto di amicizia indissolubile nonostante la distanza, le incomprensioni ed i silenzi. Un grazie particolare alla persona che ha condiviso con me quei giorni in giro per la Sicilia, con tutto ciò che ne è seguito!

Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede (E. du Chatelet)

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I pro (e qualche contro) della mia limitazione nei movimenti

limitazioniCome già saprai circa 40 giorni fa sono stato operato per la rotture del tendine d’achille e questo ha limitato, e limiterà ancora per qualche tempo, i miei movimenti, sia in casa che fuori. Ovviamente la situazione attuale mi procura svariati problemi e li procura anche a chi mi sta intorno. Iniziando dal portare da una stanza all’altra oggetti che non siano di piccole dimensione e finendo con il dovere dipendere totalmente da qualcun altro per i movimenti al di fuori di casa mia: anche solo per andare dal medico devo chiedere a qualcuno di accompagnarmi o prendere un taxi.

Ma c’è sempre la seconda faccia della medaglia: in questo caso la mia attuale situazione mi da la possibilità di poter fare alcune cose a cui prima non dedicavo troppo tempo: tanto per cominciare sto lavorando da casa e ti assicuro che faccio molto più da qui che non dall’ufficio, anche perchè a casa posso gestire i tempi a modo mio e quindi massimizzare la produttività. Anche se, chissà perchè, il capo non la pensa esattamente come me.
Stando a casa ho modo di pensare molto, cercare di lavorare più assiduamente su certi progetti che, anche se non sono a breve termine, sono convinto mi porteranno buoni frutti. Primo fra tutti questo blog. Sì, lo so bene che ho cambiato molto spesso, ma questo perchè sto cercando di migliorare quello che penso possa essere migliorato. Inoltre pensare a queste cose mi evita di deprimermi per il fatto di non poter uscire e fare quel che facevo prima.

Devo dire che alla fine dei conti, nonostante tutto, la mia momentanea debilitazione sta portando molti buoni frutti, che devo saper cogliere.

Come cantò Fabrizio De Andrè: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.”

La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili (William Burroughs)

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Piccoli cambiamenti fra le mie pagine

cambiamentiE’ tempo di cambiamenti, alcuni piccoli, altri radicali! Così, iniziando da quelli piccoli, su consiglio del solito Karim, ho preso la decisione di accorpare quello che era il fotoblog (ormai da un po’ di tempo fermo) al mio blog, che ormai è diventato la pagina principale ed unica su cui scrivere quel che mi passa per la testa. Questo porterà un alleggerimento globale dei “carichi di lavoro”, a partire dalla pulizia dei database, finendo con metà della “fatica” per fare il doppio del lavoro (©Karim Gorjux) su questo blog.

Ebbene sì, come al solito prima di dare ascolto a chi ne sa di più io devo sempre e comunque sbatterci il naso e per evitare di far morire la mia idea di pubblicare foto alla fine ho dato ascolto a chi già da un po’ mi diceva di cambiare. Da oggi oltre agli articoli troverete anche semplici fotografie, con brevi commenti o didascalie e forse chissà potrei pubblicare qualcuna delle mie “poesie” scritte negli anni della mia adolescenza o poco più tardi.

Comunque vada, sarà un successo, di questo sono convinto!

Per concludere con la mia esperienza nell’ospedale di Klaipeda

gessoCiao, dopo essere rimasto un po’ troppo a lungo in silenzio ho pensato di scrivere alcune curiosità sull’ospedale in cui sono stato ricoverato giusto per terminare il discorso.

Iniziamo dai compagni di stanza: mi sono trovato un bel mix, cambiato nel corso del tempo. Inizialmente c’era un vecchietto, operato all’anca, rotta per una caduta, che se la dormiva 20 ore al giorno. Niente di male, se non chè quando dormiva produceva dei rumori assordanti che nulla avevano a che fare con il “russare”. Assomigliavano più al rumore che fanno i dragster durante le gare di accelerazione! Fortuna che lo hanno spedito nel centro di riabilitazione dopo tre giorni!
Poi c’era un ragazzo che avrà avuto forse 25 anni, polso rotto anche qui a causa di una caduta. Una persona a posto, con cui si parlava senza problemi, ma era un po’ nervoso, perchè dovevano farlo uscire il giorno in cui sono stato operato, ma pare che il primario fosse in ferie, per cui alla fine ha passato quattro giorni bonus all’ospedale.
Quando il vecchietto è andato via ha preso il suo posto un signore massiccio, sui quarantacinque, direttamente dal pronto soccorso, con fasciature in testa e sulla mano, con la tuta da meccanico ancora addosso. Pare che stesse facendo il cambio d’olio ad una macchina e il ponte abbia ceduto di schianto. E’ riuscito a togliersi in tempo, ma il paraurti della macchina lo ha colpito sulla testa e quasi gli ha amputato il pollice. Nonostante tutto era di ottimo umore, sempre sorridente e sembra fosse tutto a posto alla fine, visto che lo hanno spedito a casa dopo quattro giorni.
Infine di fronte a me, per tutto il tempo in cui sono stato in ospedale, c’era un ragazzo più o meno della mia stessa età, con ginocchio e caviglia sinistri rotti e due chiodi al femore destro. Volato dal quarto piano, mentre, in piedi sul davanzale, con la finestra aperta, stava pulendo i vetri. Scivolato, si è appeso al cavo del computer che lo ha fermato fino al terzo piano, ma poi ha ceduto. A detta sua è questo che lo ha salvato. Comunque era anche lui di ottimo umore e una persona con cui potevo comunicare abbastanza bene.

Infine il cibo: che dire, il cibo degli ospedali si sa che non è granchè, e anche qui non si sono smentiti. Solitamente al mattino mi portavano una sbobba di cereali con un pezzo di pane, a parte una volta che mi hanno rifilato una colazione tipica germanica, con salsiccia e crauti… alle 9 del mattino… Il pranzo arrivava normalmente intorno alle 14, molto leggero, composto da un unico piatto solitamente carne o pesce (ovviamente con tanto di lisca). Se per caso chiedevo il pollo mi portavano un osso con un pezzettino di carne appiccicato sopra. Alla sera, non più tardi delle 18.30, arrivava la cena, composta da un’immancabile brodaglia spacciata per zuppa di verdure, un po’ di carne o pesce e, se stavi simpatico alle infermiere, un dolcetto di ricotta al gusto fragola.
Fortuna che le persone che mi sono venute a trovare provvedevano alla mia sopravvivenza! Karim, per festeggiare la mia uscita dall’ospedale, il giorno prima mi ha pure portato le penne al pesto!

La sanità locale di Klaipeda vista dall’interno

ospedaleSono ormai passati 18 giorni dall’infortunio al piede, 8 giorni da quando sono uscito dall’ospedale ed è giunto il momento di raccontarti qualcosa sul lavoro della sanità qui a Klaipeda.

il 14 giugno decido di andare a farmi vedere il piede al pronto soccorso, gentilmente il padre di Julija (la mia fidanzata) ci accompagna fino all’ospedale. Andiamo verso la porta del pronto soccorso e… la troviamo chiusa! C’è un bel campanello di fianco e allora suono: un trillo rumoroso e fastidioso rimbomba per i corridoi, ma nessuno viene ad aprire. Riprovo altre due volte, ma nulla… nessuno apre! Io penso: “Cominciamo bene!”. A questo punto ci avviamo verso l’entrata principale dell’ospedale e chiediamo a un’infermiera come possiamo raggiungere il pronto soccorso e gentilmete ce lo indica. Salire un piano di scale, fare un lungo corridoio, scendere nuovamente al piano terra. Ci avviamo e finalmente arriviamo al pronto soccorso, quasi deserto, ma una bella infermiera ci porta nello studio del medico. Nello studio nel giro di 10 minuti mi visitano in cinque persone, fra ortopedici, traumatologi e chirurghi. E alla fine decidono che mi operano in serata.

Ovviamente io ci resto un po’ male, ma in fondo me lo aspettavo. Compilo vari fogli e la bella infermiera mi viene a prendere con una carrozzella e mi porta diretto in una stanza in cui trovo tre persone di cui ti parlerò in un prossimo articolo. Nel giro di due ore l’anestesista mi fa alcune domande, un paio di infermiere mi portano in sala operatoria, vengo anestetizzato dal bacino in giù e, mentre mi operano un’altra bella infermiera mi si piazza davanti alla faccia e sta lì senza far nulla, mi guarda con i suoi occhioni azzurri. Immagino servisse a distrarmi, o forse a darmi un colpo in testa se avessi provato a muovermi.

La sala operatoria era vermanete strana: sul corridoio tipico da ospedale anni ‘50 si apriva una porta automatica che sembrava quella di un’astronave degli ultimi film di fantascienza, così come i macchinari chirurgici all’interno, ma… intorno c’erano contenitori che sembravano arrivare anch’essi direttamente dagli anni ‘50 e una vetrata a tutto muro dava direttamente su un corridoio dell’edificio di fianco, dando l’impressione (poi verificatasi sbagliata) che chiunque potesse stare lì a guardare le operazioni eseguite. Nel giro di 40 minuti l’operazione era finita e mi sono ritrovato nella mia stanza.

Piccola curiosità: una delle due infermiere ha la figlia che vive a Cuneo e ovviamente Karim la conosce pure!

La prima cosa che ho notato della stanza sono stati i letti, anch’essi molto all’antica, materassi che sembravano di gommapiuma e manovelle e pedali vari per cambiare le varie posizioni del materasso stesso, che ho imparato ad usare da solo dopo aver capito come raggiungerli senza alzarmi dal letto. Ogni letto aveva il proprio armadietto e uno sgabello. Alla fine le differenze fra quest’ospedale e altri ospedali italiani che ho visto sono minime e in generale non mi ha lasciato colpito positivamente. Differentemente invece dal comportamento di infermieri e medici, che erano sempre molto gentili, pronti ad aiutare anche per le minime cose e molto aperti alla comunicazione al di fuori dell’ambito professionale. Cosa che, nelle mie esperienze in Italia, difficilmente riscontravo.

Alla fine di questa esperienza all’interno di un ospedale lituano posso dire che l’abito non fa il monaco: nonostante la prima impressione dall’esterno possa essere negativa per come si presenta la struttura, all’interno tutte le persone sono estremamente professionali e soprattutto molto gentili e pazienti con tutti… i pazienti!