Avventure, disavventure e curiosità nel mondo della burocrazia lituana

A Klaipeda andare in giro per uffici pubblici senza sapere molto molto bene la lingua, ti fa perdere un po’ del buon umore che avevi all’inizio della giornata, quindi meglio farsi accompagnare da una persona del posto!

Alle 11.15 circa di un giorno qualsiasi vado all’ufficio immigrazione per chiedere informazioni sui documenti che devo portare per il permesso. Gli uffici si trovano in un vecchio edificio in mattoni rossi anni ‘70, stile tipico sovietico. Entro e trovo varie indicazioni che mi portano in svariati uffici. Cerco l’ufficio informazioni, al piano terra non c’è nulla, solo l’ascensore e le scale che portano ai piani superiori. Vedo l’indicazione “informacijos”, ufficio al secondo piano (conto i piani all’italiana, altrimenti sarebbe il terzo contando alla lituana). Già un ufficio informazioni al secondo piano mi sembra alquanto strano, ma, convinto di voler andare fino in fondo da solo, salgo le scale. Arrivo al secondo piano, pianerottolo illuminato da un’unica finestra e corridoio semibuio davanti a me, dove si trovano gli uffici. Stanza 301, busso, nessuna risposta, entro e trovo una signora sulla sessantina, occhiali vecchio stile, si direbbero di plastica, poggiati sulla punta del naso:migracijos
Io: laba diena (buongiorno)
Lei (guardandomi da sopra gli occhiali): ka norite! (cose vuole?)
Io: Ho bisogno di sapere che documenti devo fare per avere il permesso di soggiorno.
Lei: Non lo so!
Io: Ma questo è l’ufficio informazioni?
Lei: Si, ma io non so nulla. Cosa devi fare?
Io: Sono cittadino europeo, che documenti devo fare per vivere qui senza problemi?
Lei: Non lo so vai in quest’altro ufficio.
Io: Grazie, buona giornata
Silenzio da parte sua. Bene, sono ormai le 11.45 circa, cerco l’altro ufficio, un piano più sotto. Stessa atmosfera tetra, sedie da un lato del buio corridoio con un paio di persone che attendono e porte da una parte e dall’altra. Busso alla 209, nessuno risponde, apro e guardo all’interno. Una signora sui 50 dai lunghi boccoli biondi mi guarda male e mi dice: Pietu pertrauka (pausa pranzo) e mi sbatte la porta in faccia senza dire altro! Da notare che la pausa sarebbe dalle 12. A questo punto mi dico: Meglio venire qui con qualcuno che sa bene la lingua, almeno non mi posso sbagliare. Ma l’educazione negli uffici pubblici qui, in generale, non sanno cosa sia.

Torno qualche giorno dopo con Julija, ma stavolta andiamo subito alla 209, in quanto altri uffici servono per extracomunitari o altre cose di cui non mi sono occupato. La cinquantenne coi boccoli biondi ci fa accomodare e quando capisce di cosa ho bisogno snocciola come una macchinetta i nomi dei documenti di cui abbiamo bisogno. Ma la chicca della giornata deve ancora arrivare. Ci dice che nella bacheca in corridoio c’è appesa una lettera che il mio datore di lavoro deve scrivere, le chiedo una copia… la sua risposta è stata: non abbiamo copie da darvi, fateci una foto o scrivetevela su un foglio. Questa è stata la ciliegina. Il giorno dopo scopro per caso, parlando con il padre di Julija, che quell’edificio è stato fino a 18 anni fa il distaccamento a Klaipeda del KGB… e probabilmente la gente che ci lavorava dentro non è nemmeno cambiata! In questi giorni dovrei finire con tutto, se dovesse succedere qualcosa di interessante ti terrò informato!