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I tre porcellini e il lupo, storia da rivedere?

Ciao, dopo una vita che non scrivo nulla mi sono deciso a buttare giù qualche riga e qualche foto, per evitare la morte clinica di questo blog.

Ho notato che in molti Paesi europei, inclusa l’Italia, la storia dei tre porcellini e il lupo (le case di paglia, di legno e di mattoni per intenderci) ha molto riscontro, infatti le costruzioni, per tradizione o per necessità, sono generalmente in cemento armato e mattoni.
Ormai sono 18 mesi che lavoro ufficialmente in una azienda locale (Dolena) che produce case in legno e vorrei raccontarti un po’ quel che ho fatto e quel che faccio.
Tutto è iniziato una sera di Novembre del 2008 all’università di Klaipeda, dopo una lezione di italiano (fino ad un anno e mezzo fa insegnavo italiano). Un mio studente mi si avvicina e mi chiede: “Ti va di venire a lavorare nella mia azienda?”. Questo studente è il direttore della Dolena. E così il mese successivo mi ritrovo nell’azienda a fare le prime “esperienze” in questo campo.
Devi sapere che Dolena è attualmente una diretta concorrente in Scandinavia delle più importanti aziende locali per la costruzione di case in legno.
Quando ho iniziato a lavorare in questa azienda ho passato i primi mesi su internet alla ricerca di aziende di case in legno presenti in Italia, ricerche su che tipo di mercato ci fosse in Italia (quasi nullo, se togliamo il Trentino) e capire se ci fossero possibilità per una azienda lituana di entrare nel mercato italiano.

La risposta è arrivata dopo 4 mesi, ovvero dopo il disastroso terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Io credo che dopo questo evento qualcosa sia scattato nella testa di molte persone in Italia, e cioè chiedersi quanto realmente siano sicure le costruzioni in cemento se non si utilizzano tecnologie estremamente costose. Da quel momento, in parte grazie al mio precedente lavoro di “pubblicità” e di traduzione del sito, abbiamo iniziato a lavorare parecchio, e non per la “ricostruzione” (avevo delle perplessità sul modus operandi italiano in questi casi, rivelatesi tra l’altro esatte), ma per costruire case per privati. E’ chiaro che la maggior parte delle richieste inizialmente siano arrivate dall’Abruzzo, ma al momento abbiamo in cantiere tre grossi progetti uno vicino a Milano, uno in Abruzzo e uno a Lecce.

Ora non sto a discutere sul fatto che il cemento per certe strutture e in certe zone sia indispensabile (anche se esistono palazzi in legno di 6 piani), ma forse finalmente, e purtroppo solo dopo un evento tragico, in Italia si sta muovendo qualcosa sia riguardo alla sicurezza degli edifici, sia riguardo all’utilizzo di materiali ecologici ed economici.

Forse è venuto il momento di cambiare il finale della storia dei tre porcellini e del lupo!

Quando un commento diventa troppo lungo…

meglio scrivere direttamente un articolo!

Prendendo spunto da Karim ho deciso di commentare in questo modo alcuni suoi articoli, in cui si parla di alcune cose di cui volevo scrivere e per le quali abbiamo a volte punti di vista opposti. Andiamo con ordine e prendendo gli articoli dei quali posso dare una mia opinione:

Non capisco se bisogna stringere la mano anche alle donne

Personalmente non vedo nulla di strano nello stringere la mano quando ci si incontra, forse perche’ mi veniva naturale farlo anche in Italia. Stessa cosa per le donne: se non le conosco non le bacio. Mi lascia invece perplesso il fatto che generalmente nella cultura lituana quando l’uomo saluta un gruppo di conoscenti, non considera minimante le donne, saltandole a pie’ pari!

In casa è assolutamente vietato usare le scarpe

Questa secondo me è una tradizione estremamente utile e sana per evitare di portare troppe schifezze in giro per casa. Ormai se entro in casa mia o di altri e non mi tolgo le scarpe mi sembra di essere maleducato.

Le prese elettriche sono tutte uguali

Le famose prese Shuco (mi pare che vengano chiamate così). D’accordo con Karim sulla loro comodità, ma ricordiamoci che purtroppo il 70% delle vecchie abitazioni lituane non ha la massa e questo significa minore sicurezza… senza parlare di come vengono incassati i fili elettrici!

Le tapparelle non esistono o non sono cosa gradita

A questo io ho trovato una spiegazione e a differenza di Karim capisco il motivo. E’ vero che ci sono 20 ore di luce al giorno per 15 giorni all’anno, ma è vero anche che ci sono 6 ore di luce al giorno mediamente per tutti i mesi autunnali e invernali. Se fossi in loro mi godrei le tante ore di luce per pochi giorni, per cui troverei le tapparelle assolutamente inutili. Questione di punti di vista!

Il semaforo lituano è una fonte di incazzature infinita

Devo dire che a livello di segnaletica stradale io mi sono sempre trovato bene, senza dover interpretare nulla, ma anche qui dipende molto dalle persone.

I lituani tendono a parcheggiare bene

Qui mi trovo in totale disaccordo rispetto a Karim. Forse perchè sono di Genova, una città in cui se non parcheggi bene rischi di bloccare il traffico e quindi di trovarti insulti scritti con il cacciavite sulla carrozzeria. Qui la percentuale di parcheggi selvaggi ha superato di gran lunga ogni immaginazione! A volte mi viene voglia di lasciare certe auto con le gomme a terra…

Per concludere con la mia esperienza nell’ospedale di Klaipeda

gessoCiao, dopo essere rimasto un po’ troppo a lungo in silenzio ho pensato di scrivere alcune curiosità sull’ospedale in cui sono stato ricoverato giusto per terminare il discorso.

Iniziamo dai compagni di stanza: mi sono trovato un bel mix, cambiato nel corso del tempo. Inizialmente c’era un vecchietto, operato all’anca, rotta per una caduta, che se la dormiva 20 ore al giorno. Niente di male, se non chè quando dormiva produceva dei rumori assordanti che nulla avevano a che fare con il “russare”. Assomigliavano più al rumore che fanno i dragster durante le gare di accelerazione! Fortuna che lo hanno spedito nel centro di riabilitazione dopo tre giorni!
Poi c’era un ragazzo che avrà avuto forse 25 anni, polso rotto anche qui a causa di una caduta. Una persona a posto, con cui si parlava senza problemi, ma era un po’ nervoso, perchè dovevano farlo uscire il giorno in cui sono stato operato, ma pare che il primario fosse in ferie, per cui alla fine ha passato quattro giorni bonus all’ospedale.
Quando il vecchietto è andato via ha preso il suo posto un signore massiccio, sui quarantacinque, direttamente dal pronto soccorso, con fasciature in testa e sulla mano, con la tuta da meccanico ancora addosso. Pare che stesse facendo il cambio d’olio ad una macchina e il ponte abbia ceduto di schianto. E’ riuscito a togliersi in tempo, ma il paraurti della macchina lo ha colpito sulla testa e quasi gli ha amputato il pollice. Nonostante tutto era di ottimo umore, sempre sorridente e sembra fosse tutto a posto alla fine, visto che lo hanno spedito a casa dopo quattro giorni.
Infine di fronte a me, per tutto il tempo in cui sono stato in ospedale, c’era un ragazzo più o meno della mia stessa età, con ginocchio e caviglia sinistri rotti e due chiodi al femore destro. Volato dal quarto piano, mentre, in piedi sul davanzale, con la finestra aperta, stava pulendo i vetri. Scivolato, si è appeso al cavo del computer che lo ha fermato fino al terzo piano, ma poi ha ceduto. A detta sua è questo che lo ha salvato. Comunque era anche lui di ottimo umore e una persona con cui potevo comunicare abbastanza bene.

Infine il cibo: che dire, il cibo degli ospedali si sa che non è granchè, e anche qui non si sono smentiti. Solitamente al mattino mi portavano una sbobba di cereali con un pezzo di pane, a parte una volta che mi hanno rifilato una colazione tipica germanica, con salsiccia e crauti… alle 9 del mattino… Il pranzo arrivava normalmente intorno alle 14, molto leggero, composto da un unico piatto solitamente carne o pesce (ovviamente con tanto di lisca). Se per caso chiedevo il pollo mi portavano un osso con un pezzettino di carne appiccicato sopra. Alla sera, non più tardi delle 18.30, arrivava la cena, composta da un’immancabile brodaglia spacciata per zuppa di verdure, un po’ di carne o pesce e, se stavi simpatico alle infermiere, un dolcetto di ricotta al gusto fragola.
Fortuna che le persone che mi sono venute a trovare provvedevano alla mia sopravvivenza! Karim, per festeggiare la mia uscita dall’ospedale, il giorno prima mi ha pure portato le penne al pesto!

La sanità locale di Klaipeda vista dall’interno

ospedaleSono ormai passati 18 giorni dall’infortunio al piede, 8 giorni da quando sono uscito dall’ospedale ed è giunto il momento di raccontarti qualcosa sul lavoro della sanità qui a Klaipeda.

il 14 giugno decido di andare a farmi vedere il piede al pronto soccorso, gentilmente il padre di Julija (la mia fidanzata) ci accompagna fino all’ospedale. Andiamo verso la porta del pronto soccorso e… la troviamo chiusa! C’è un bel campanello di fianco e allora suono: un trillo rumoroso e fastidioso rimbomba per i corridoi, ma nessuno viene ad aprire. Riprovo altre due volte, ma nulla… nessuno apre! Io penso: “Cominciamo bene!”. A questo punto ci avviamo verso l’entrata principale dell’ospedale e chiediamo a un’infermiera come possiamo raggiungere il pronto soccorso e gentilmete ce lo indica. Salire un piano di scale, fare un lungo corridoio, scendere nuovamente al piano terra. Ci avviamo e finalmente arriviamo al pronto soccorso, quasi deserto, ma una bella infermiera ci porta nello studio del medico. Nello studio nel giro di 10 minuti mi visitano in cinque persone, fra ortopedici, traumatologi e chirurghi. E alla fine decidono che mi operano in serata.

Ovviamente io ci resto un po’ male, ma in fondo me lo aspettavo. Compilo vari fogli e la bella infermiera mi viene a prendere con una carrozzella e mi porta diretto in una stanza in cui trovo tre persone di cui ti parlerò in un prossimo articolo. Nel giro di due ore l’anestesista mi fa alcune domande, un paio di infermiere mi portano in sala operatoria, vengo anestetizzato dal bacino in giù e, mentre mi operano un’altra bella infermiera mi si piazza davanti alla faccia e sta lì senza far nulla, mi guarda con i suoi occhioni azzurri. Immagino servisse a distrarmi, o forse a darmi un colpo in testa se avessi provato a muovermi.

La sala operatoria era vermanete strana: sul corridoio tipico da ospedale anni ‘50 si apriva una porta automatica che sembrava quella di un’astronave degli ultimi film di fantascienza, così come i macchinari chirurgici all’interno, ma… intorno c’erano contenitori che sembravano arrivare anch’essi direttamente dagli anni ‘50 e una vetrata a tutto muro dava direttamente su un corridoio dell’edificio di fianco, dando l’impressione (poi verificatasi sbagliata) che chiunque potesse stare lì a guardare le operazioni eseguite. Nel giro di 40 minuti l’operazione era finita e mi sono ritrovato nella mia stanza.

Piccola curiosità: una delle due infermiere ha la figlia che vive a Cuneo e ovviamente Karim la conosce pure!

La prima cosa che ho notato della stanza sono stati i letti, anch’essi molto all’antica, materassi che sembravano di gommapiuma e manovelle e pedali vari per cambiare le varie posizioni del materasso stesso, che ho imparato ad usare da solo dopo aver capito come raggiungerli senza alzarmi dal letto. Ogni letto aveva il proprio armadietto e uno sgabello. Alla fine le differenze fra quest’ospedale e altri ospedali italiani che ho visto sono minime e in generale non mi ha lasciato colpito positivamente. Differentemente invece dal comportamento di infermieri e medici, che erano sempre molto gentili, pronti ad aiutare anche per le minime cose e molto aperti alla comunicazione al di fuori dell’ambito professionale. Cosa che, nelle mie esperienze in Italia, difficilmente riscontravo.

Alla fine di questa esperienza all’interno di un ospedale lituano posso dire che l’abito non fa il monaco: nonostante la prima impressione dall’esterno possa essere negativa per come si presenta la struttura, all’interno tutte le persone sono estremamente professionali e soprattutto molto gentili e pazienti con tutti… i pazienti!

Dio (sindaco) salvi Vilnius!

dio sindacoForse non lo sai ancora, ma negli ultimi 10 giorni sono stato all’ospedale a causa di un “incidente” di gioco avuto nel giorno del mio compleanno. Adesso non voglio parlare di questo, ma sarà sicuramente argomento di un prossimo articolo che scriverò.

Il fatto è che in questi 10 giorni sono rimasto un po’ tagliato fuori dal mondo e ho ricevuto notizie dell’Italia a spizzichi e bocconi. Ovviamente in primo piano come al solito il nostro Primo Ministro e le sue nobili azioni per il bene del proprio Paese, nonchè del popolo che lo abita, ma in realtà non voglio parlare nemmeno di questo.

Voglio fare una premessa: una volta una mia amica polacca che vive qui mi ha detto che a Vilnius la comunità polacca in realtà non è più formata da polacchi, ma da persone che hanno la pretesa di considerarsi tali, tanto che hanno dimenticato anche la loro lingua natale, oltre che le loro tradizioni. Inoltre questo articolo non vuole essere contro minoranze che vivono in altri Paesi (in questo caso polacchi), ma semplicemente vuole mostrare una delle tante curiosità e sfaccettature che si nascondono all’interno di questo Paese e che, probabilmente, resterebbero sconosciute praticamente a chiunque se non ci fossero persone come Karim, Daiva o me (e alcuni altri) che ne scrivono.

Al rientro dalla mia degenza sono tornato a riutilizzare internet a pieno ritmo e ovviamente sono andato a leggermi i blog che più seguo per controllare gli aggiornamenti e una notizia mi ha colpito in particolare, una notizia trovata su Wonderland, il blog di Daiva, da cui ho tratto il mio ultimo articolo. Questa notizia parla di uno scandalo sollevato dal Partito per la Minoranza Polacca in Lituania, che ha la maggioranza nell’amministrazione della regione di Vilnius (per noi si tratta di un Comune).

Ebbene pare che durante una seduta del consiglio la maggioranza abbia proposto come sindaco niente meno che… Dio! Quando l’ho letto pensavo fosse una battuta tirata lì dal solito cattolico estremista in vena di polemizzare per l’ateismo incotrollato che sta imperversando in Lituania (???), ma informandomi un po’ ho scoperto che da questa proposta è scoppiato uno scandalo a livello nazionale. Alla base di questa richiesta il fatto che se Dio fosse sindaco si potrebbero evitare errori e affrontare i pericoli che il futuro ci prospetta.
E comunque pare che non sia un fatto isolato: nel Dicembre 2006 al Parlamento polacco alcuni partiti di minoranza avevano proposto Gesù come Re della Polonia.

Personalmente sono d’accordo con Daiva, quando dice che questo è un insulto alla Cristianità e alla laicità della Repubblica Lituana. E credo che anche in Italia dovremmo cominciare ad indignarci quando il Vaticano mette naso, mani e braccia nella politica (per quanto ridicola sia).

Ora non disperare, presto ti racconterò le avventure al Klaipedos Miesto Ligonine, l’ospedale universitario di Klaipeda.

L’Unione Europea sta svanendo dalla vita degli europei?

europanoNegli ultimi mesi non si è sentito altro che parlare delle elezioni per il Parlamento Europeo, con campagne elettorali di qualunque tipo. Personalmente sono rimasto abbastanza perplesso dai risultati ottenuti in Lituania, ma non parlo dei risultati di partito, ma di quelli dei votanti. L’astensionismo in Lituania ha raggiunto livelli che secondo me sono veramente preoccupanti: si parla del 20% degli aventi diritto andati alle urne.

Considerato che fino al mese scorso (per le elezioni Presidenziali) non mi sono mai preoccupato più di tanto della politica in Lituania (lo so che è sbagliato, ma sto cambiando rotta), sono andato in giro per blog per cercare qualche articolo. Qui di seguito troverai la traduzione dell’articolo sulle elezioni europee scritto da Daiva, giornalista di Vilnius, che ho trovato molto piacevole per la sottile ironia implicita nelle parole della scrittrice, e interessante per le similitudini che in questo frangente la politica lituana ha con la politica italiana. Se sei anglofono o conosci molto bene l’inglese, abbi pazienza se non ho tradotto perfettamente l’articolo, credo che l’importante sia capirne il senso. Inoltre ti ricordo che l’articolo è stato scritto qualche ora prima della chiusura dei seggi e ho lasciato i link interni così come erano.

ELEZIONI PER IL PARLAMENTO EUROPEO IN LITUANIA

Intorno alle 14 (di Domenica 7 Giugno nda), solo l’8.5% dei votanti hanno espresso la loro opinione (o l’assenza della stessa) nelle elezioni per il Parlamento Europeo in Lituania, il chè non è per nulla sorprendente. L’affluenza alle urne viene sempre misurata dopo le 14, in quanto ci si aspetta che la maggiore parte dei votanti vada alle urne alla Domenica dopo quell’ora (alla chiusura dei seggi la percentuale si è attestata intorno al 20% nda).

Alcuni politici, e non solo, hanno attribuito la bassa affluenza al bruttissimo tempo che sta torturando il Paese da settimane (che io sappia nell’ultimo mese avrà piovuto 3 giorni, ma io sono di Klaipeda nda). Infatti le condizioni disastrose tipiche delle strade portano le persone a pensare che sia senza senso doversi bagnare troppo le scarpe. Anche se molti, se avessero avuto fiducia in questo voto, si sarebbero arrischiati a farlo.

In primo luogo, come quasi ovunque in Europa, la gente non vede come l’Unione Europea cambi le loro vite, anche se in realtà lo fa. E’ oltremodo facile vedere come molti partiti stiano cercando di riciclare i loro membri meno popolari in questo modo. Secondariamente, la campagna elettorale è stata di una noia mortale (in Italia invece hanno fatto gossip, molto più interessante nda). Tutti a ripetere:”difenderemo gli interessi della Lituania” anche se non è quello il loro lavoro. Non è per nulla chiaro da quale parte stiano i partiti. Molti politici sulle liste sono riciclati, corrotti, noiosi o totalmente sconosciuti. Per cui penso che molte persone sentano di non avere grandi scelte, per cui alla fine non scelgono (le elezioni servirebbero per dare una scelta, in fin dei conti). E’ stato difficile convincere i miei genitori ad andare a votare oggi, e uno degli argomenti a favore del voto era che sarebbe stato meglio che un partito (di cui non faccio il nome, perchè le elezioni sono ancora in corso) prendesse meno voti dell’altro.

Un dato preoccupante è che i votanti più attivi si trovano nei distretti di Vilnius, Šalčininkai and Rokiškis (città che si trovano nella parte orientale della Lituania nda). Non conosco la situazione degli ultimi tempi, ma le aree con predominante popolazione polacca intorno a Vilnius e a Šalčininka, sono, da quanto ho letto, note per i brogli elettorali. Generalmente un Partito per la Minoranza Polacca è il benvenuto, ma ho sentito che in molti casi il partito faceva pressione ai votanti delle zone rurali di votare da casa o richiedere di poter votare in anticipo. Questo lascia più libertà di comprare voti, anche perchè il segreto del voto non è assicurato in questo modo. Il voto da casa è una possibilità che si lascia a chi è gravemente malato, ma le lista di persone che possono godere di questo privilegio sono decise da chi amministra le elezioni. In alcune circoscrizioni il 90% dei votanti hanno dato il voto al candidato del Partito per la Minoranza Polacca nelle ultime elezioni presidenziali. In queste elezioni ci sono state accuse di brogli elettorali a Šalčininkai, e il risultato del voto da casa non sarà convalidato.

Sarebbe quantomeno interessante se il Partito per la Minoranza Polacca andasse al Parlamento Europeo, mi chiedo da quale parte starebbero. Sono diventati famosi quando hanno proposto e spinto per l’approvazione di un legge contro l’aborto in Lituania. Nel suo discorso, il leader del partito, ha detto di volere più politici “cristiani” in Lituania e di copiare più “buone azioni” dalla Polonia.

europasiCome avete potuto vedere è un articolo molto imparziale, parla di fatti con pochissimi commenti personali, altro motivo per il quale ho deciso di tradurlo per il mio blog e per te che leggi.

Tornando a noi, posso capire da che parte stai dal fatto che tu ti stia chiedendo o meno dove vedo le similitudini con la politica italiana (e non solo). Innanzitutto, e questo vale per tutti i Paesi dell’Unione, il riciclaggio di oggetti vecchi sporchi e da buttare (un nome su tutti: Clemente, che nonostante tutto ha preso 110 mila voti… mah!) e poi questo Partito per la Minoranza Polacca mi sembra tanto il tipico partito che cerca di imporre la cosiddetta “etica cristiana” in un Paese che sta cercando di mantenere la sua laicità (cosa che ormai abbiamo perso in parte in Italia), tra l’altro usando mezzi poco “puliti”. L’ipocrisia della politica!

Altra cosa, che è il tema che più mi sta a cuore, è l’astensionismo, ma non solo nelle elezioni Europee, ma anche in quelle Presidenziali, o in quelle Amministrative. Un Paese che è uscito da 18 anni dal giogo del totalitarismo sovietico durato più di 60 anni, non ha capito quanto possa essere importante il voto, unico vero strumento di democrazia che i comuni cittadini hanno per evitare che la storia si ripeta. Io mi sono ritrovato qui in Lituania senza sapere nulla di politica e quasi senza poter chiedere a nessuno di spiegarmi qualcosa, perchè praticamente sempre, mi sento rispondere che non sanno, non se ne importano, ecc. E pensare che io, da residente a Klaipeda, potevo decidere se votare per i candidati lituani o per quelli italiani. L’unico spiraglio che vedo per evitare in questo Paese la totale indifferenza verso la politica è che la nuova Presidente della Repubblica possa far cambiare idea alla gente.

Comunque l’astensionismo per le elezioni Europee è generalizzato a tutti Paesi dell’Unione, segno che qualcosa non funziona, o forse segno che il funzionamento è talmente misterioso che la gente non se ne interessa, perchè il pensiero comune è che se non si conosce a fondo qualcosa, allora non è importante informarsi!
Se poi siamo veramente nell’Unione Europea, è anche giusto che la gente si chieda perchè Paesi come la Svezia o l’Inghilterra non ci pensano nemmeno a entrare in Zona Euro? Perchè se siamo un’Unione non esiste in tutti i Paesi l’obbligo inderogabile di imparare l’inglese fin dalle elementari? Sulla lingua poi c’è da ridere: nei Paesi Scandinavi usano quasi più l’inglese (parlo di lingua nazionale) che le loro lingue di origine, in Inghilterra e in Francia si sono impuntati e si rifiutano quasi categoricamente di imparare una lingua diversa dalla loro, in Italia purtroppo l’uso di una seconda lingua è quasi un utopia. E infine, riallacciandomi a un discorso di burocrazia di qualche giorno fa, mi chiedo come possa essere possibile che in un ufficio immigrazione, dove si presume vadano un sacco di stranieri che non conoscono la lingua, non ci sia un cane che conosca l’inglese. Tutta gente di 50-60 anni che parlano esclusivamente russo o lituano. E questo sono convinto che sia uguale in molti altri Paesi.
Quindi, dove sta andando a finire l’Unione Europea? Veramente c’è da stupirsi se la gente non va a votare per qualcosa che nelle loro vite non esiste, per il semplice motivo che non ne vedono gli effetti? E quando la gente nota che l’Unione Europea tocca le loro vite, di solito succede perchè lo fa in modo negativo. E’ possibile superare la barriera del cosiddetto “euroscetticismo”? Dopo queste elezioni la risposta tende pericolosamente al NO, ma cerchiamo di essere ottimisti, come sempre.

A proposito dei dentisti dei famigerati Paesi dell’Est

dentistaIl 6 Giugno mi sono svegliato e come al solito sono andato a prendermi il quotidiano che ormai da qualche settimana leggo quasi tutti giorni, la Stampa Internazionale. Ho leggo le solite notizie di politica (???) interna, un po’ di estera, ma oggi appena arrivato a pagina 21 qualcosa ha attratto la mia attenzione: un articolo che mi ha fatto tornare in mente una lunga e accesa discussione che dura ormai da un paio di anni.

L’articolo in questione parla di alcuni furti subiti negli ultimi tempi da dentisti italiani, i quali denunciano solitamente la sparizione di strumentazione medica (trapani, lampade per otturazioni, amalgame, laser). Tra le tante ipotesi c’è quella che questa strumentazione vada a finire nelle mani di dentisti abusivi, oppure, udite udite, negli studi dei famigerati dentisti dell’Europa dell’Est. Visti i tanti controlli che ci sono in Italia (quali controlli e da parte di chi?) la prima ipotesi è comunque quella presa meno in considerazione, quindi… E’ risaputo che i dentisti da queste parti sono molto più economici che in Italia, tanto che il turismo “dentistico” è ormai una realtà anche in Italia. Senza dimenticare però che molti italiani vanno in Francia, Spagna o Germania. Però ovviamente in Italia tutto è molto migliore che in qualunque altro Paese del mondo, negli altri Paesi non ci sono controlli sanitari per esempio: infatti io e i tre quarti delle persone che sono andate dal dentista qui, abbiamo l’epatite.

Leggendo l’articolo del giornale mi sono detto: ecco fatto, finalmente trovata la scusa per la quale i dentisti dell’ex blocco sovietico (da Gorizia in poi tutti i Paesi vengono considerati ancora da molti come ex blocco sovietico, anzichè parte dell’Unione Europea) sono meno cari che in Italia. Che poi se dovessimo guardare i prezzi potremmo pensare la stessa cosa di dentisti francesi, tedeschi, spagnoli! Quindi alla fine dei conti il motivo lo abbiamo finalmente trovato e basta con queste stupide accuse che il dentista italiano è caro! E’ il dentista dell’Est il vero ladro! Come dire (Karim docet) che le case in Lituania costano meno, perchè i lituani rubano gli attrezzi del muratore in Italia! Devo dire che questo articolo mi ha fatto un po’ scappare da ridere, ma anche mi ha fatto pensare a come l’anti-informazione possa influenzare in modo pesante l’opinione pubblica. Ma la gente prima di insinuare certe cose non potrebbe pensare? E i giornalisti, prima di scrivere accuse infondate che influenzano l’opinione pubblica, non potrebbero pensarci almeno 1000 volte?

Io ho la sensazione che in Italia la professione del dentista (così come molte altre professioni) sia una professione chiusa, una casta, una lobby in cui tutti sono d’accordo a fare prezzi stratosferici, senza lasciare la possibilità al povero paziente di scegliere, quindi se per un grosso lavoro devo pensare di spendere varie migliaia di euro in Italia, allora preferisco andare all’estero, dove con quelle migliaia di euro ci rifaccio i denti, mi faccio una vacanza e torno indietro avendo risparmiato ancora qualcosa… e i risultati non dico che siano migliori, ma sono dello stesso livello! E questi articoli diffamatori nei confronti anche dei controlli sanitari all’estero, scritti senza avere alcuna prova, dimostrano che qualcosa non va in Italia!

Avventure, disavventure e curiosità nel mondo della burocrazia lituana

A Klaipeda andare in giro per uffici pubblici senza sapere molto molto bene la lingua, ti fa perdere un po’ del buon umore che avevi all’inizio della giornata, quindi meglio farsi accompagnare da una persona del posto!

Alle 11.15 circa di un giorno qualsiasi vado all’ufficio immigrazione per chiedere informazioni sui documenti che devo portare per il permesso. Gli uffici si trovano in un vecchio edificio in mattoni rossi anni ‘70, stile tipico sovietico. Entro e trovo varie indicazioni che mi portano in svariati uffici. Cerco l’ufficio informazioni, al piano terra non c’è nulla, solo l’ascensore e le scale che portano ai piani superiori. Vedo l’indicazione “informacijos”, ufficio al secondo piano (conto i piani all’italiana, altrimenti sarebbe il terzo contando alla lituana). Già un ufficio informazioni al secondo piano mi sembra alquanto strano, ma, convinto di voler andare fino in fondo da solo, salgo le scale. Arrivo al secondo piano, pianerottolo illuminato da un’unica finestra e corridoio semibuio davanti a me, dove si trovano gli uffici. Stanza 301, busso, nessuna risposta, entro e trovo una signora sulla sessantina, occhiali vecchio stile, si direbbero di plastica, poggiati sulla punta del naso:migracijos
Io: laba diena (buongiorno)
Lei (guardandomi da sopra gli occhiali): ka norite! (cose vuole?)
Io: Ho bisogno di sapere che documenti devo fare per avere il permesso di soggiorno.
Lei: Non lo so!
Io: Ma questo è l’ufficio informazioni?
Lei: Si, ma io non so nulla. Cosa devi fare?
Io: Sono cittadino europeo, che documenti devo fare per vivere qui senza problemi?
Lei: Non lo so vai in quest’altro ufficio.
Io: Grazie, buona giornata
Silenzio da parte sua. Bene, sono ormai le 11.45 circa, cerco l’altro ufficio, un piano più sotto. Stessa atmosfera tetra, sedie da un lato del buio corridoio con un paio di persone che attendono e porte da una parte e dall’altra. Busso alla 209, nessuno risponde, apro e guardo all’interno. Una signora sui 50 dai lunghi boccoli biondi mi guarda male e mi dice: Pietu pertrauka (pausa pranzo) e mi sbatte la porta in faccia senza dire altro! Da notare che la pausa sarebbe dalle 12. A questo punto mi dico: Meglio venire qui con qualcuno che sa bene la lingua, almeno non mi posso sbagliare. Ma l’educazione negli uffici pubblici qui, in generale, non sanno cosa sia.

Torno qualche giorno dopo con Julija, ma stavolta andiamo subito alla 209, in quanto altri uffici servono per extracomunitari o altre cose di cui non mi sono occupato. La cinquantenne coi boccoli biondi ci fa accomodare e quando capisce di cosa ho bisogno snocciola come una macchinetta i nomi dei documenti di cui abbiamo bisogno. Ma la chicca della giornata deve ancora arrivare. Ci dice che nella bacheca in corridoio c’è appesa una lettera che il mio datore di lavoro deve scrivere, le chiedo una copia… la sua risposta è stata: non abbiamo copie da darvi, fateci una foto o scrivetevela su un foglio. Questa è stata la ciliegina. Il giorno dopo scopro per caso, parlando con il padre di Julija, che quell’edificio è stato fino a 18 anni fa il distaccamento a Klaipeda del KGB… e probabilmente la gente che ci lavorava dentro non è nemmeno cambiata! In questi giorni dovrei finire con tutto, se dovesse succedere qualcosa di interessante ti terrò informato!