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Aggiornamento delle mie considerazioni sulla gestione terremoti in Italia

OnnaLa prima settimana di settembre sono andato per lavoro nelle zone del terremoto in Abruzzo. Lavorando in una azienda che produce case in elgno siamo stati chiamati in Italia per poter mostrare i nostri prodotti, e ovviamente ci siamo ritrovati faccia a faccia con la cruda realtà del luogo.

A prima vista ho pensato che le cose stessero andando bene, perchè ho avuto modo di vedere tantissimi cantieri aperti, nuove costruzioni che crescevano come funghi… ma poi ho guardato più in profondità e ho cominciato a vedere qualcosa di sbagliato. E non solo io, ma anche le persone che sono venute con me, i miei capi.

Nuovi quartieri popolariIn effetti i cantieri sono aperti, ma sono aperti solo esclusivamente cantieri di costruzione del nuovo! In due giorni che ho girato in lungo e in largo per quelle zone (L’Aquila, Paganica, Avezzano, Onna, ecc.) avrò visto forse un totale di quattro case in ristrutturazione e chiedendo ho saputo che venivano usati solo i soldi dei proprietari e non gli aiuti governativi (che a onor del vero per quel che ne so devono ancora essere distribuititi tra i privati). Ma la casa privata di per se non è un problema attualmente, ai miei occhi da povero ignorante. Quel che mi ha colpito è che le scuole sono realmente dentro a dei container, rifatte nuove in posti lontani da dove erano con prefabbricati di cemnto degni degli alveari giapponesi, o anche tipo capannoni degni delle più grandi zone industriali del Nord.

Ora mi dirai che stanno costruendo, che le cose si muovono… ma io penso che sarebbe forse stato meglio ripristinare quelle strutture pubbliche che con pochi lavori sarebbero nuovamente utilizzabili e sicure.

L’impressione è quella che ben pochi torneranno nelle proprie case e si ritroveranno ad abitare in questi nuovi immensi quartieri popolari costruiti fuori città. E a proposito di queste nuove costruzioni: il commento del mio capo è stato: mi sembra di vedere costruire i quartieri popolari sovietici… hanno la stessa struttura…

Per finire ti dico una cosa: la prima impressione non è stata positiva, sia per quello che ho visto che per quello che ho sentito (dal vivo e non in tv), ma ritengo che prima di dare un giudizio quasi definitivo dobbiamo aspettare almeno fino agli inizi del 2011. A quel punto scopriremo dove saranno andati realmente a finire i soldi degli aiuti, sia del nostro governo (che si è mosso in modo quasi impeccabile nella prima emergenza) sia quelli internazionali, che sono tanti!

Campo OnnaP.S.: ho visto il campo di Onna, costruito con casette donate dalla Provincia Autonoma di Trento. Un campeggio in piena regola, ma in quel paese non si può fare tanto gli schizzinosi, visto che solo il 5% della popolazione (dalle notizie avute) ha ancora una casa!

Considerazioni sulla gestione delle emergenze terremoto in Italia

terremoto abruzzoSenza andare troppo lontano nel tempo, quindi senza parlare dei disastrosi terremoti del 1908 e del 1915 in cui persero la vita 160000 (centosessantamila) persone, abbiamo alcuni esempi di come la gestione dei terremoti in Italia non è sempre stata lineare, sia nella prima emergenza (soccorsi), sia nel dopo terremoto (ricostruzione).

Il terremoto del 6 Maggio 1976 in Friuli è stato un esempio dell’efficenza sia nei i soccorsi, sia nella prima sistemazione per gli sfollati, sia nell’organizzazione dei tempi e delle finanze per la ricostruzione, avvenuta nel giro di una decina di anni.

Successivamente un altro terremoto ha devastato l’Irpinia: era il 23 Novembre 1980. I soccorsi organizzati sono arrivati dopo 5 (cinque) giorni a causa sia della totale disorganizzazione della Protezione Civile sia delle condizioni indecenti delle infrastrutture nella zona. Ma la cosa ancora più terribile in questa storia è stata la speculazione ordita da politici e camorra sulla ricostruzione. Tanto per dare alcuni numeri: numero paesi colpiti, da 36 a 280 nel giro di 6 mesi e poi durante gli anni della ricostruzione arrivati misteriosamente a 687; contributi pubblici, circa 60.000 miliardi di lire in 20 anni usati per NON ricostruire, più 11.5 milioni di EURO tra il 2007 e il 2009, usati per costruire (tra l’altro parzialmente) quelli che sono i due quartieri roccaforte della criminalità organizzata del napoletano.Una bella differenza nella gestione dei soldi, verrebbe quasi da pensare che i politici del sud in quel periodo fossero tutti corrotti… che ne dici? Comunque passiamo avanti e cerchiamo di non pensare a questo scempio della politica italiana.

Settembre – Ottobre 1997: il terremoto colpisce l’Umbria, questa volta “solo” 11 persone muoiono durante le scosse. Secondo i dati dell’Osservatorio per la ricostruzione in Umbria, tra il 1998 e 2001 gli interventi realizzati rispetto a quelli preventivati sono stati mediamente del 90%, ma dal 2002 al 2008 questa percentuale è calata vertiginosamente passando al 61%. Ancora oggi, dopo 12 anni, c’è gente in Umbria che vive in casette prefabbricate non certo costruite per viverci a lungo!

Ora facciamo un salto, al terremoto del 6 Aprile 2009 in Abruzzo: senza stare a parlare delle polemiche sollevate dalla possibilità o meno di prevedere terremoti (non me ne intendo molto), vorrei parlare invece della gestione della ricostruzione. Perchè? Da 6 mesi ormai lavoro a stretto contatto con un produttore di case in legno e ormai da circa 2 mesi una grande azienda del nord Italia chiede prezzi e progetti da mostrare alla Protezione Civile per la costruzione di villaggi dove alloggiare i senza tetto. Ho seguito molto le notizie che arrivavano dall’Italia… fino a un mese fa circa, perchè non ne sento più parlare. Qui sono pronto a ricevere ogni delucidazione in caso ci fosse in realtà qualcosa di nuovo. Quello che so io, perchè lo sto vivendo direttamente, è che la ditta che ci ha contattato inizialmente, ora ogni 10 giorni mi dice che c’è un incontro con il governo e ogni volta poi viene rimandata la decisione. In effetti quello che so dai media di sicuro, è che la decisione e il bando vengono rimandati in continuazione. Ora mi chiedo, senza bandiere e senza colori, questo governo vuole fare come il Friuli o vuole finire come l’Irpinia? Allo stato attuale delle cose si direbbe che siano state spese tante, tantissime parole, come solo i politici italiani (decidi tu quali) sanno fare, ma come al solito a fatti siamo sempre mal presi.